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Una trentina, tra pastoralisti, sacerdoti, religiosi, religiose e laici si sono incontrati per approfondire un tema pastorale di grande attualità. La parrocchia non è autosufficiente, occorrono sinergie su una progettualità comune che considera gli aspetti antropologici, nella prospettiva della comunione. Piuttosto che una chiarificazione dei termini, si vogliono osservare ed evidanziare metodi sul quale costruire pratiche ecclesiali. |
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| 16 Settembre 2008 |
| Il cammino del Forum fino ad oggi |
Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina, Presidente del COP, ha ricordato l'impegno originario del Forum dei Pastoralisti, spazio di incontro, scambio, approfondimento, ricerca di linee comuni, per il variegato mondo dei pastoralisti italiani. "Dalla speranza, alle pratiche ecclesiali di ascolto, coinvolgendo facoltà teologiche sul territorio nazionale, senza tralasciare il tema dell'oggetto formale della teologia pastorale, abbiamo voluto esercitarci sul metodo della teologia pratica entro temi concreti, consapevoli che l'operazione è rischiosa, ma almeno capace di confronto su un terreno condiviso". |
| Esperienze di organizzazione della Chiesa nel territorio |
Antonio Ruccia, della Facoltà teologica pugliese, sacerdote della Diocesi di Bari-Bitonto, anni fa parroco in città ed oggi in provincia. "Superare il limite del campanile e progettare una nuova evangelizzazione che ha come soggetto la comunità, che si lascia rigenerare mettendosi in discussione. La parrocchia deve diventare comunità mettendo insieme realtà ecclesiali e territoriali. Una parrocchia diventa comunità quando prima evangelizzazione e nuova evangelizzazione si integrano. Si va oltre l'idea di Unità Pastorale: si cerca un'unica parrocchia, con più luoghi di culto. Quando si riesce a mettere insieme le diversità delle persone che la compongono, non solo si costituisce il nucleo vitale intorno a Gesù, ma ci si apre all'azione missionaria. Nella prospettiva della pastorale mistagogica auspicata nella Diocesi - sintesi tra Fede, Rito, Vita - può attuarsi un'esperienza ecclesiale di Chiesa-comunione formata da laici, presbiteri, religiosi e religiose, che considera tutte le età e proprio perchè attenta a tutti può definirsi di larghe vedute". |
Giuseppe Busani, Vicario Pastorale della Diocesi di Piacenza-Bobbio, è partito da un'analisi territoriale e dal fenomeno di mobilità stagionale della popolazione. "Obiettivo della pastorale è raggiungere l'uomo nel suo vissuto, per incidere nelle scelte importanti della vita di ciascun uomo, in ogni condizione e reltà concreta. I cambiamenti non vanno subìti, ma vanno accettate come provocazioni, per un ripensamento globale della pastorale. Dagli anni ottanta, vi è uno sforzo perseverante ed intelligente nella prospettiva comunionale: non fusione, ma rete di risorse singolari, in cui la logica integrativa sostituisce quella aggregativa. L'unità pastorale diviene quindi esercizio di comunione nella prospettiva organica ed integrale: parrocchia che si danno un unico programma pastorale al quale partecipano tutti gli operatori nella molteplicità dei carismi. E' così che le linee pastorali vengono tradotte incontrando le specificità del territorio. Quello delle Unità Pastorali è un progetto strutturato e articolato nel territorio, che ha coinvolto tutte le realtà ecclesiali: dalla costituzione alla concretizzazione piena occorre pazienza, in un clima non sempre ricco di entusiasmo, spesso caratterizzato da primati e protagonismo. Perchè l'azione pastorale non sia cieca e vuota". |
Luca Bressan, della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, presbitero della Diocesi di Milano. "Sottolineo il passaggio dall'Unità alla Comunità Pastorale. Alla base: il momento dell'ascolto antropologico, lo scrutare il tempo nel quale compiere la missione di annunciare il Vangelo. La Comunità Pastorale è una forma di Unità Pastorale, luogo di comunione in cui il soggetto "popolo di Dio" progetta la sua vita, le sue azioni. L'idea di unità pastorale è legata al presbitero con le sue inclinazioni specifiche: occorre superare questo limite nella prospettiva della continuità. L'innovativa denominazione di Comunità Pastorale indica un progetto forte di cammino unitario e coordinato. condiviso. Quattro i pilastri: 1.) attenzione al territorio che cambia e volontà di mantenere un radicamento; 2.) una figura istituzionale sufficientemente stabile e fissa per abitare il cambiamento; 3.) un soggetto ministeriale plurale per la regia e la cura della comunità; 4.) un progetto dentro il quale rileggere e coordinare le azioni pastorali. Perchè vi sia il reale bene per il popolo di Dio, in un dato tempo ed in un dato luogo". |
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| Osservazioni per una lettura critica |
Savino Calabrese, dell'Istituto Pastorale Pugliese, ha indicato strumenti per una lettura critica delle pratiche ecclesiali. "Possiamo accostarci all'Unità o alla Comunità Pastorale guardandola come un oggetto complesso. Alla base vi deve essere un confronto serio e dinamico con la tradizione per promuovere rinnovamento senza disorientare la fede di molti. Criterio di qualità sarà quindi la capacità di realizzare Unità o Comunità Pastorale. Sappiamo che la prima dinamica nella costruzione della fraternità è il conflitto: il problema va trattato con il discernimento e la formazione. Il processo di trasformazione delle parrocchie necessita poi di una lenta, graduale negoziazione con i soggetti che saranno coinvolti perchè maturino ministerialità condivisa, valorizzazione del laicato, relazioni. Non si tratta di una operazione ortopedica per permettere alle parrocchie di sopravvivere, quanto di rispondere alla vocazione propria della Chiesa: annunciare la salvezza ad ogni uomo. La riflessione sui metodi non può essere tralasciata". |
| 17 Settembre 2008 |
In dialogo, tra domande e osservazioni. |
"Certamente nella vita cristiana opera sia lo Spirito che la storia. Lo Spirito Santo è variabili indipendente: comprendo ciò che sta facendo guardandomi attorno. Occupiamoci della storia: il taglio di indagine è già stato affrontato dalla pastorale d'insieme francese. Qual è la specifica esigenza che ci porta a parlare di Unità o Comunità Pastorale? Nel sistema delle deleghe vi è poi la questione della leadership: in tutta questa organizzazione com'è ritrovato e costruito il rapporto personale tra il credente e il presbitero?". |
"Nella comprensione della realtà quali sono le variabili che entrano in gioco?. Occorre recuperare il senso di appartenenza in un epoca di "multiappartenenza", di stabilità. |
"Superando i vincoli giurisdizionali circa territorio e parrocchia, l'integrazione tra realtà ecclesiali nella prospettiva missionaria ha in se il rischio che la parrocchia perda la sua soggettualità? Nel momento in cui spuntano equipe pastorali viene messo in crisi il concetto di presidenza che è legato al sacramento dell'ordine?" . |
"Il criterio di base dei Vescovi è teologico e alla base c'è la comunione. E' pura utopia oggi parlare di un progetto pastorale condiviso: mancano degli anelli che si ritrovano nelle scienze, che devono affiancarsi alla teologia. Occorre smontare gli strumenti che usiamo, per valutare". |
"Il nodo della questione: tu, teologia pratica che metodo utilizzi nel cambiare o proporre un modello diverso di comunità di base? Devo guardare alla comunione - dono di Dio da accogliere - che matura in strutture nel tempo. E' evoluto il modello aggregativo antropologico. Come l'esperienza di una comunità credente può confliggere la massificazione?. Occorre immaginare dei criteri per verificare, considerando luoghi comuni e conquiste. L'assoluto non è la parrocchia ma il Regno di Dio che prende forma nella storia, inoltre la presidenza è legata alla figura del Vescovo. Ci sono dei dati teologici che sono normativi ma che vanno approfonditi e maturati attraverso una riflessione". |
"Nella prospettiva delle Unità e Comunità Pastorali occorre ridare senso alla Celebrazione Eucaristica come momento di concentrazione della comunità cristiana: qui cade ogni discorso di leadership, nella Liturgia tutto ha una sua dimensione e Cristo è il centro. Le celebrazioni sono il luogo dove la nostra comunione diventa verificabile. La liturgia va poi preparata comunitariamente, settimanalmente: è preludio a quella comunione di cui la Liturgia ne è icona. Inoltre occorre ripensare l'Iniziazione Cristiana nella prospettiva della comunione e delle competenze, ma quali competenze? E' la Parola che genera la Chiesa nel tempo: è necessaria un'attenta ermeneutica". |
"La pastorale diventa integrata per raggiungere la persona. Dall'agire all'interagire, dal fare all'essere in relazione, quindi, perchè non si resti nella "metafora". |
"Le questioni da rilanciare. L'immaginario: quali sono le rappresentazioni che agiscono nella lettura della realtà? Le Unità o Comunità Pastorali sono luogo in cui i credenti possono costruire storie con un senso. Il legame con il territorio non si può prescindere: e lì che le azioni rispondono e raccontano la fede". |
"Il problema dei gesti simbolici: quanti e quali possono continuare come prima. La riflessione deve considerare gli aspetti ontologici guardando il contesto culturale. La riforma liturgica in questo ci è maestra". |
"Le Unità o Comunità Pastorale sono un passaggio, una maturazione di una nuova forma di comunità che abiti la storia, rendendo visibile la comunione, mantenendo viva la memoria. Occorre un luogo che sia grammatica di base, che crei più opportunità per tutti, anche per il presbiterio. Oggi la gente non si riconosce più nella parrocchia perchè in essa ritrova solo qualche aspetto o nessuno della vita". |
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| Confronto su metodi e strumenti |
Roberto Rezzaghi, del seminario di Mantova, ha proposto una riflessione sulle Unità Pastorali considerandone natura, cultura ecclesiale di riflerimento, finalità, soggetto ecclesiale e dinamiche di corresponsabilità, struttura organizzativa. "Come mai oggi la Chiesa è meno capace di aggregare? I cambiamenti culturali hanno messo in crisi l'idea tradizionale di parrocchia quale luogo di cura delle anime. Nel riorganizzarsi per una risposta attenta al contesto odierno e territoriale il rischio è quello di riprodurre nelle Unità Pastorali le patologie della struttura parrocchia. Ci si dovrà preoccupare dell'aspetto comunicativo con uno stile sinodale, attivando i rapporti interni al soggetto ecclesiale, con la ricchezza dei suoi ministeri, superando ogni separazione e dialettica di contrapposizione tra clero e laicato che va correttamente valorizzato. L'Unità Pastorale vuole dare speranza al territorio. Non si tratta di ecclesiogenesi, ma di trovare modalità nuove per rispondere alla missione propria della Chiesa. Nella riorganizzazione occorre non distruggere le piccole aggregazioni esistenti in nome di una comunità più grande. Prima di smantellare l'esistente occorre proporre modelli di comunione alternativi che gradualmente lo sostituiscano. Nella prassi, non si tratta di cambiare nome ma di rispondere adeguatamente al mandato di annunciare il Vangelo". |
| Inframezzo sul Forum |
Carmelo Torcivia, della Facoltà teologica di Sicilia, torna a riflettere sulle finalità del Forum dei Teologi Pastorali Italiani e sull'interazione con gli insegnanti delle facoltà teologiche e le comunità diocesane. "Occorre dotarsi di una struttura stabile, giuridicamente costituita capace di progettare su quel respiro più ampio delle Associazioni Teologiche (CATI) e della (CEI). Occorre costruire contatti personalizzati con ogni professore di teologia pastorale e migliorarsi nella scelta dei contenuti e nella metodologia (incerti sia la storia della disciplina sia per la varietà delle nostre provenienze)". |
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| 18 Settembre 2008 |
| Linee di convergenza e problematiche metodologiche: sintesi |
Riccardo Tonelli, dell'Università Pontificia Salesiana, fa sintesi con una riflessione di teologia pastorale. "Fare della diversità un progetto comune verso la perla preziosa - la comunione per il Regno di Dio - con capacità di desiderare in grande, recuperando in modo innovativo l'autorità nella formazione della corresponsabilità dei laici. Nel seminario è maturata una matrice di valutazione per aiutare operatori e comunità a comprendere, valutare, realizzare virtuose pratiche ecclesiali. In concreto, abbiamo concentrato la ricerca di metodo su queste prospettive: a.) non valutare le esperienze presentate; b) neppure progettare direttamente modelli di unità pastorale; c) verificare perchè ci si orienta verso unità pastorali (UP), cosa scatena l'attenzione, come si giunge ad una decisione, quale modello viene perseguito (indicando vantaggi e limiti). Il tutto in vista di una riflessione teologico-pastorale nel pieno rispetto dello sguardo della fede come dimensione irrinunciabile di ogni confronto con la realtà. Il pluralismo non può essere l'ultima parola. Qualche orientamento: spostamento della preoccupazione di superare la crisi numerica del clero verso un'assunzione di responsabilità più ampie e solidali come risposta matura alle provocazioni del territorio; la ricerca di competenze allargate; spostamento dall'attenzione tradizionale sulla parrocchia alla consapevolezza teologica di essere decentrati sulla costruzione del Regno di Dio nel qui-ora della storia (competenza di servizio all'azione dello Spirito); l'attenzione verso tutti. La riflessione si è soffermata sulla funzione dell'autorità rispetto al pluralismo di pratiche ecclesiali. Ci si è anche preoccupati di immaginare un percorso in vista della trasformazione dell'esistente verso un obiettivo condiviso. Alcuni punti fermi: la funzione insostituibile e storica della parrocchia come istituto; la scoperta delle UP non come alternative alla parrocchia ma come luogo di incontro, coordinamento, sostegno della parrocchia stessa, attraverso un convergere di diverse parrocchie omogenee (per territorio, interessi, referenti); la scoperta delle UP come qualità nuova dell'essere Chiesa oggi (e non solo come soluzioni a problemi contingenti); le UP potrebbero essere un momento di transito verso nuovi modelli di comunità; riconoscimento di alcuni gesti simbolici da riaffermare nel rinnovamento della parrocchia e nella nuova realtà di UP. Il percorso verso la costituzione e il consolidamento delle UP prevede alcuni passi orientativi: l'ascolto della realtà; risorse e strumentazioni; i soggetti; la rete; la verifica. Vi sono nodi particolarmenti urgenti e problematici: il modello di UP richiede una riqualifacazione del sacerdote chiamato ad essere responsabile di una organizzazione aperta in cui i laici siano corresponsabili; il concetto di appartenenza è messo in crisi da un'ingovernabile pluralità di appartenenze in un clima di pluralismo e soggettivizzazione; la figura della comunità va pensata, non ce n'è una per tutte le stagioni (nella pluralità occorre considerare un progetto comune); nella realizzazione delle UP occorre andare dalla struttura verso le relazioni; l'UP va misurata in funzione dell'autentico servizio ecclesiale (radicamento sul territorio, stabilità minima, soggetto ministeriale plurale, progetto ecclesiale autentico, eucaristia domenicale icona di comunione)". |
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Webmaster: Fortunato Ammendolia, AniCeC CEI, COP |
Fotografia: Francesco Susca, tecnico audio-video, COP
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